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La Marcia della Pace a Monterotondo

Di Pubblicato Febbraio 22, 2024

Sabato 17  febbraio si è svolta a Monterotondo la Marcia della Pace ….. “per ribadire tutti insieme che l’unica strada possibile è il cessate il fuoco a Gaza”.  Alla manifestazione hanno partecipato forze politiche  associazioni e cittadini tutti sotto un’unica bandiera,  quella della pace.  Il Sindaco di Monterotondo, Riccardo Varone ha chiuso la giornata con un intervento che di seguito riportiamo interamente:

Permettetemi innanzitutto di ringraziare tutte e tutti voi, le realtà associative, sindacali, politiche, le Scuole del territorio, le famiglie, i bambini e le bambine, le ragazze e i ragazzi , tutti voi che spontaneamente avete aderito al nostro invito e siete qui, oggi, per testimoniare la necessità collettiva ed individuale, come cittadini e cittadine, soprattutto come persone, di unire la voce e l’impegno della nostra Comunità a quanti e a quante, in tutto il mondo, stanno gridando a gran voce CESSATE IL FUOCO ORA, FERMATE IL MASSACRO A GAZA! Qualcuno penserà che questo momento, questa mobilitazione, questa testimonianza, serviranno a poco, forse a niente. Ma se siete qui, oggi, è perché come me, come noi, pensate che invece sia importante anche una sola voce, anche una sola invocazione, anche una sola azione di ogni singola persona e di ogni singola Comunità per dare forza e possibilità alle ragioni della PACE e del rispetto di diritti umani essenziali.

Prima ancora, con una urgenza che non può essere ignorata oltre e rimandata, per tentare ogni possibilità che risparmi vite umane e sofferenze indicibili in numero e proporzioni che sono sempre maggiori, sempre più sconvolgenti, sempre più spaventose. E che non possono non toccare la coscienza di chiunque conservi anche solo un briciolo di umanità. Durante gli incontri che hanno preceduto questa manifestazione, molto si è discusso sull’impronta da dare a questa azione cittadina. Molti, e con ragione, hanno sottolineato il fatto che l’impegno per la PACE dovrebbe essere rivolto a tutti i conflitti che insanguinano troppi luoghi martoriati in tutto il mondo. Conflitti che certamente non dimentichiamo, perché tutte le guerre sono ignobili, causa di massacri e sofferenze soprattutto a danno degli innocenti. Ed è vero, certamente e spaventosamente vero, che il nostro mondo di oggi è ancora un mondo senza pace. In Siria, nello Yemen, nel sud del Sudan, nel Mali, nella Repubblica centrafricana, in Mozambico, in Congo, in Etiopia e naturalmente in Ucraina, si muore ogni giorno di armi, fame, malattie oppure si fugge incontro a nuove sofferenze, nuove emarginazioni, nuovi rifiuti. Tutto questo noi non lo dimentichiamo e, come esseri umani prima ancora che come cittadini e cittadine, da questo non voltiamo lo sguardo. Non voltiamo lo sguardo come singoli e come Comunità che da sempre è fortemente impegnata riguardo il tema della Pace. Non è un caso che l’articolo 2 del nostro Statuto comunale reciti testualmente: “Il Comune promuove ogni azione per l'educazione alla pace, ripudiando la guerra quale strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e pone i valori della solidarietà, dell’eguaglianza, della libertà alla base della propria azione d’indirizzo della collettività…”. La nostra è la città di Angelo Frammartino, medaglia d’oro al merito civile, che a ventiquattro anni venne assassinato mentre partecipava attivamente, con tutta la bellezza della sua età, del suo entusiasmo, delle sue idee e della sua speciale generosità, ad una missione di Pace a Gerusalemme est per aiutare i bambini vittime del conflitto israelo-palestinese: la sua morte è qualcosa che continua e continuerà a fare male ma il suo ricordo, il suo esempio, il suo sorriso, sono semi che germogliano ogni giorno nel cuore di Monterotondo e non soltanto. La nostra è la città, lo ricordava qualche giorno fa l’assessore Alessandri, già sindaco prima di me, il cui Consiglio comunale nel 1950 rivolse un appello al Presidente degli Stati Uniti d’America e a quello dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche che vale davvero la pena rileggere oggi, per la grande dignità umana ed istituzionale che seppe esprimere: "Il Consiglio comunale di Monterotondo, riunito in seduta STRAORDINARIA il giorno 19 febbraio 1950, nella certezza di interpretare la concorde volontà, non solo del Popolo Italiano, ma di tutti i Popoli della terra, si rivolge fiducioso a voi, perché venga risparmiato all'Umanità un nuovo lavacro di lacrime e sangue. Tutti gli uomini, senza distinzione di razza, che hanno visto crollare, ardere, distruggere case e città, santuari, officine e campi, fremono all'eco che da Oriente a Occidente si diffonde dalle esplosioni delle bombe atomiche, e più ancora rabbrividiscono alle notizie che nei vostri laboratori si studino mezzi di distruzione e di morte sempre più spaventosi quasi che non fossero sufficienti quelli escogitati a seminare le stragi più sperimentate... Siete voi... che potete, con la sola parola "Pace", evitare tanto dolore". La nostra è la città che, durante i mandati del sindaco Antonino Lupi, seppe dare ed istituzionalizzare un grandissimo contributo al Movimento pacifista nazionale, con attività costanti che trovavano e trovano tutt’ora nelle “Marce per la Pace Perugia - Assisi” il punto di sintesi tra sensibilità anche diverse ma concordi e unite nell’azione comune, che non era e non è solo mera testimonianza ma impegno sostanziale, sostanziato e continuo… La nostra è la città che, negli anni ’90, quando esplosero la Guerra del Golfo e nella ex Jugoslavia, volle e seppe mobilitarsi spontaneamente, con determinazione, grazie a tante concittadine e a tanti concittadini, molti dei quali e delle quali sono qui presenti e di altri e altre, che purtroppo non sono più tra noi, ma di cui resta il ricordo affettuoso, l’esempio della loro grande generosità e la riconoscenza di tutti e di tutte. E infine, solo in ordine di tempo, arrivando all’aggressione russa all’Ucraina, la nostra è la città che si è mobilitata subito, che è scesa in piazza, che ha dato un grande contributo nell’accoglienza dei profughi, ma che non si accontenta di una visione manichea nella narrazione dei fatti, dell’ipocrisia che distingue le ragioni e i torti in base ad una più o meno esplicita convenienza ideologica o, peggio, politica ed economica, e si schiera sempre con le vittime dei conflitti, si schiera sempre per le ragioni della Pace e mai con quelle della guerra. Dico e ricordo tutto questo, care concittadine e cari concittadini, per ribadire che il NO di Monterotondo alla guerra, un NO fermo, incessante, senza se e senza ma, non è cosa solo di oggi, del nostro grido accorato per Gaza, perché l’attenzione e la sensibilità che proviamo e manifestiamo rispetto a queste tragedie NON E’ A FASI ALTERNE ma una costante del nostro sentire e del nostro agire cittadino. Se oggi siamo qui per urlare “Basta!”, fermate il GENOCIDIO a Gaza – E USO LA PAROLA GENOCIDIO IN PIENA FACOLTA’ PERSONALE ED ISTITUZIONALE – non è perché dimentichiamo gli altri conflitti ma, al contrario, è perché i conflitti, tutti i conflitti, li abbiamo sempre denunciati e provato a fermarli, perché “NO ALLA GUERRA” lo abbiamo sempre detto, e testimoniato, e alimentato, e sostanziato con atti, presenze, impegni e sacrifici individuali e collettivi, ieri come oggi. E perché se siamo qui oggi per urlare “Basta!”, fermate il genocidio, è perché a Gaza è in atto una delle più terrificanti emergenze umanitarie, se non la più terrificante, dei tempi moderni, un paradigma della disumana e bestiale cecità delle ragioni geopolitiche, militari ed economiche della parte più forte di fronte a quelle dell’umanità, della pietà, della compassione e, lo sottolineo più e più volte, della GIUSTIZIA. Il 28 novembre scorso, nel corso della seduta straordinaria del Consiglio comunale proprio sul conflitto a Gaza, che stava già assumendo i contorni del non ritorno e le proporzioni di disastro totale, sempre più grave ad ogni giorno che passa, al di là di accenti diversi e posizioni a volte estremamente distanti, si provò a ricercare un comune denominatore per dare un contributo alla causa della soluzione diplomatica del conflitto. Nell’intervento che feci in quella occasione, dopo aver ribadito la necessità di non voltare la testa, di non rinunciare a chiedere, a pretendere, ad implorare la cessazione dei massacri e di quello che sempre più, già in quei giorni, stava configurandosi come un crimine verso l’umanità, sottolineai pure anche il dovere di non rinunciare a sostenere almeno idealmente non tanto il concetto astratto di “Pace”, sul quale in via teorica eravamo tutti d’accordo, ma le modalità anche minime attraverso le quali sia possibile intravedere una via che conduca ad una possibilità di Pace, al netto dei limiti della comprensione effettiva di dinamiche estremamente complesse e pure del rischio, sempre possibile, di assumere posizioni alimentate da narrazioni parziali, soggettive o ideologiche. Ebbene, in quella occasione così come faccio oggi, ribadisco che, per essere credibile e praticabile, l’unica via che può condurre alla pace DEVE ESSERE GIUSTA. Perché senza giustizia non può esserci Pace. Perché se la giustizia non c’è, come la storia di Gaza e della Palestina insegna, prima o poi, più prima che poi, accadrà di nuovo qualcosa o l’interesse economico, geopolitico o militare di qualcuno creerà le condizioni affinché quell’equilibrio precario e fragile, come è la Pace se non sostenuta concretamente in termini accettabili e accettati di giustizia, venga meno. Nessuno disconosce o minimizza quel che è accaduto il 7 ottobre dell’anno scorso. Tutti e tutte siamo rimasti profondamente scioccati dall’attacco terroristico di Hamas e abbiamo provato dolore, sconcerto e rabbia. E tutti e tutte, credo, abbiamo avuto da subito la percezione che stava mettendosi, anzi stava rimettendosi in moto, una implacabile e disumana macchina di guerra come poi è accaduto e sta continuando ad accadere. E accade allora che di fronte al meccanismo perverso della violenza cieca, la forza delle voci della ragione, della compassione, della PACE, sia considerata “deplorevole” e “inopportuna”. Come la voce del Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che qualche giorno fa ha pronunciato parole di pace e di speranza, facendo una scelta di campo che “E’ SEMPRE QUELLA DELLE VITTIME”, parole che faccio mie: “Quello che sta accadendo in Medio Oriente suscita sdegno per la carneficina in corso, serve coraggio e speranza per trovare una soluzione”. E ancora: “Con 30 mila morti non si può continuare, bisogna trovare un'altra soluzione al problema di Gaza e per la risoluzione della questione in Palestina. E' una voce ormai generale. La Santa Sede lo ha detto dall'inizio, ma ribadisco la nostra condanna netta e senza riserva a quanto accaduto il 7 ottobre, a ogni tipo di antisemitismo”. Parole che sono di una ragionevolezza talmente evidente da non poter essere fraintese e, credo, avrebbero dovuto essere al riparo dai biasimi autorevoli che invece hanno suscitato. E se sotto accusa, per aver pronunciato parole di sdegno e allo stesso tempo di speranza, viene messa persino la diplomazia Vaticana, è quasi grottesco oltre che profondamente odioso e preoccupante, persino al di là della contingenza e con riferimento allo stato effettivo delle più elementari norme democratiche, che l’apparato bellicista a tutti i livelli metta sotto accusa e pretenda di mettere il bavaglio persino ad artisti che hanno avuto il coraggio di pronunciare parole e versi di altrettanto sdegno, di altrettanta speranza. Torno allora a parlare di GIUSTIZIA, che è forse l’ottica rispetto alla quale ogni complessità d’analisi o giudizio su questo conflitto squilibrato e spietato come tutti gli altri, più di tutti gli altri, perde di senso fino a diventare ipocrita e disumano ben oltre il limite della decenza. E chiedo: è giusto, è da considerare legittimo, inevitabile, appropriato e sopportabile dai nostri stomaci e dalle nostre coscienze, che a subire la ritorsione spropositata per le vittime israeliane, altrettanto innocenti, di un atto terroristico infame ma in realtà a pagare con le proprie sofferenze e la propria vita la “soluzione” finale intravista da qualcuno per regolare, forse irrimediabilmente, una questione che va avanti da oltre ottant’anni, siano trentamila civili palestinesi uccisi, in maggioranza donne, malati e BAMBINI, massacrati, fatti a pezzi, scacciati dalla loro casa, mandati in esilio perenne, esposti all’odio, all’abbandono, al disinteresse vigliacco e ipocrita del mondo? Secondo me, credo anche secondo tutti voi, NO, NON E’ GIUSTO! Non è sopportabile da qualunque punto di vista si tenti di inquadrare quel che sta avvenendo. Ma le avete viste – chiedo agli indifferenti, ai burocrati, ai servitori e ai sostenitori della causa bellicista ad oltranza – le immagini che arrivano da Gaza solo grazie a giornalisti liberi ed indipendenti? Li avete visti i visi, gli occhi, le bocche dei bambini e delle bambine, coperti di sangue, che gridano e chiamano le madri in ospedali di fortuna, che urlano di dolore, di terrore, di disperazione? Lo avete udito il pianto straziante di genitori che accarezzano i visi e baciano un’ultima volta gli occhi chiusi per sempre dei loro figli, delle loro figlie? Li avete letti i rapporti degli organismi indipendenti che denunciano ogni giorno lo stato terrificante in cui i palestinesi di Gaza vivono e muoiono ogni giorno? Davvero pensate, come pure qualcuno di molto importante ha detto, che tutta questa povera gente è “complice di Hamas”? Davvero ritenete, in coscienza e buona fede, che denunciare tutto questo possa essere considerato “antisemitismo”, che chi è contro la guerra, anzi contro il massacro indiscriminato, è contro la ragione dell’esistenza dello stato d’Israele? Se vogliamo davvero la pace, se a questa parola alta e nobile e GIUSTA, vogliamo dare senso e sostanza, dobbiamo avere il coraggio di dire BASTA AL MASSACRO INDISCRIMINATO DI INNOCENTI, dobbiamo avere la dignità di non giustificare quel che sta avvenendo, dobbiamo avere la fermezza di implorare di FERMARE LA MACCHINA DEL MASSACRO. Solo dopo che questo sarà avvenuto sarà possibile tornare a parlare di diplomazia, di accordi o cose del genere, sperando, anzi pretendendo, che questi non siano soltanto un modo per continuare la guerra con altri mezzi, come da troppi decenni si continua a fare. Concludo con le parole finali della lettera aperta che artisti, letterati e intellettuali hanno rivolto al mondo della Cultura italiana: “Facciamo sì che questa lettera non sia un mero sfogo, ma una chiamata a raccolta, un momento di inizio: siamo qui per restare, e agire: vogliamo essere voce e non complice silenzio”. Ecco, se vogliamo davvero dare una possibilità alla Pace, che cessino immediatamente i massacri e i soprusi. Restiamo ogni giorno fermi nel dare la nostra voce a chi non ce l’ha più e forse non l’ha mai avuta. Restiamo fermi nel NON VOLER ESSERE COMPLICI! Soprattutto, cari amici e care amiche, soprattutto… RESTIAMO UMANI!

Letto 110 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Marzo 2024 09:59
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