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L’Italia fuori dai Mondiali 2026: una delusione che fa riflettere

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Non avrei mai pensato di scrivere una cosa del genere a 19 anni: l’Italia non si è qualificata per i Mondiali 2026. Sembra assurdo, quasi irreale. Siamo cresciuti con i racconti delle quattro stelle, con le notti magiche del 2006, con l’idea che, anche nei momenti difficili, l’Italia sarebbe sempre riuscita a esserci. E invece no.

Questa esclusione fa ancora più male perché non è un caso isolato. Non è una sfortunata coincidenza, ma il segno evidente che qualcosa nel calcio italiano non funziona più come dovrebbe. Non possiamo continuare a nasconderci dietro la scusa della “sfortuna” o degli arbitri: il problema è più profondo.

Da tifoso giovane, mi sento quasi “derubato” di qualcosa. I Mondiali sono uno di quegli eventi che uniscono tutti: amici, famiglie, persone che magari il calcio non lo seguono nemmeno durante l’anno. È un momento in cui ti senti parte di qualcosa di più grande. E sapere che l’Italia non ci sarà, di nuovo, lascia un vuoto difficile da spiegare.

Secondo me, il problema parte da lontano. I giovani talenti fanno fatica a emergere e spesso si preferisce puntare su giocatori stranieri già pronti piuttosto che investire davvero sul futuro. Inoltre, manca quella “fame” che forse aveva caratterizzato le generazioni passate.

Magari questa ennesima esclusione servirà a svegliare tutto il sistema: dirigenti, allenatori, federazione. Serve un cambiamento vero, non solo a parole.

Noi tifosi continueremo comunque a esserci. Perché l’Italia non è solo una squadra: è un’emozione, una storia, un’identità. Però adesso è il momento di guardarsi allo specchio e avere il coraggio di cambiare.

Spero davvero che tra qualche anno, quando avrò magari 23 o 24 anni, potrò finalmente vedere di nuovo l’Italia ai Mondiali. E, magari, emozionarmi come hanno fatto le generazioni prima di me.

 

Iacopo De Ascaniis