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Non c’è pace tra gli ulivi (e neanche ai distributori): la nuova crisi energetica del 2026

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Diciamocelo chiaramente: pensavamo che il peggio fosse passato dopo il 2022, e invece eccoci di nuovo qui. Se ultimamente avete fatto caso alle facce dei vostri genitori mentre passano davanti a un benzinaio o quando aprono l’app della banca per controllare le bollette, avrete capito che l’aria è cambiata. E non in meglio. Siamo ad aprile 2026 e, mentre noi dovremmo preoccuparci solo di studiare per la maturità, il mondo fuori sembra deciso a complicarci la vita. Ma cosa sta succedendo davvero?

Tutto ruota attorno a un pezzetto di mare di cui probabilmente non vi fregava nulla fino a un mese fa. Da quando, a fine febbraio, è esploso il conflitto tra Stati Uniti/Israele e l’Iran, lo Stretto di Hormuz è diventato il centro del caos.

Perché è così importante? Perché da lì passa circa il 20% del petrolio mondiale e un sacco di gas naturale. Immaginate un’autostrada a una corsia dove passa tutto il cibo della vostra città: se qualcuno mette un blocco, in tre giorni il supermercato è vuoto. Ecco, lo Stretto è quell’autostrada.

Non serve essere dei geni in economia per capire che se l’offerta scende, i prezzi salgono. Ma qui siamo a livelli da record.

Alla pompa la benzina e il diesel sono tornati stabilmente sopra i 2 euro, con punte che fanno sembrare un pieno un investimento in borsa.

L’Europa, e l’Italia in particolare, è messa male perché dipendiamo tantissimo dalle importazioni.

C’è anche un lato di cui si parla meno: l’Intelligenza Artificiale. Sapete quanta energia consumano i data center per far girare ChatGPT o i modelli che usiamo tutti i giorni? Tantissima. Con questa crisi energetica, anche il boom dell’AI rischia di subire una frenata brusca. Non è solo questione di quanto paghiamo la luce a casa, ma di quanto costerà mantenere attiva tutta l’infrastruttura digitale su cui ormai basiamo la nostra vita.

Siamo di nuovo davanti a un bivio. Da una parte, la tentazione di tornare a bruciare carbone per non restare al buio; dall’altra, la spinta (necessaria, ma lenta) verso le rinnovabili e il nucleare di nuova generazione.

Insomma, ragazzi, il 2026 ci sta servendo una lezione di geopolitica in tempo reale. Speriamo solo che, tra un tweet e un post, chi comanda capisca che non possiamo vivere in un eterno “stato di emergenza”.

 

Massimo Cerqua