Se c’è una cosa che a noi romani e romanisti ha insegnato la storia, è che la pazienza è un muscolo che va allenato. Ma dopo anni di attese e progetti naufragati in mezzo al nulla, stavolta sembra che il traguardo sia un po’ più vicino. Lo stadio a Pietralata non è più solo un “si dice”, ma un progetto che sta iniziando a correre. Mentre noi ci prepariamo per gli esami, a Trigoria e in Comune si preparano per quella che potrebbe essere la svolta definitiva per il club dei Friedkin.
Il progetto che sta girando per Pietralata non è il solito stadio anni novanta. L’idea è quella di un impianto moderno, all’inglese, con i tifosi praticamente sopra al campo (immaginate la Curva Sud a pochi metri dalla porta, un incubo per i portieri avversari). Si parla di circa 62.000 posti. Abbastanza per le grandi notti di coppa, ma perfetto per non lasciare troppi spazi vuoti. Sarà un impianto green, integrato con il quartiere, con parchi e piste ciclabili.
Pietralata è stata scelta perché è collegata meglio: c’è la Metro B, c’è la stazione Tiburtina a due passi e non bisogna costruire ponti fantascientifici sul Tevere. Certo, noi che prendiamo i mezzi ogni giorno sappiamo che la Metro B ha i suoi momenti difficili, ma il piano prevede un potenziamento serio. L’obiettivo è andare allo stadio senza dover fare il giro del mondo in macchina cercando un parcheggio creativo tra i marciapiedi.
Come in ogni GDR che si rispetti, il mostro finale non è l’avversario in campo, ma la burocrazia italiana. Sondaggi archeologici (perché a Roma scavi un buco e trovi un coccio di duemila anni fa), espropri, ricorsi al TAR e dibattiti pubblici. Però, per la prima volta, la proprietà americana sembra fare sul serio: i Friedkin non parlano molto (anzi, non parlano proprio), ma mettono i soldi. E i tempi? L’obiettivo ottimistico è il 2027, l’anno del centenario della Roma. Sarebbe il regalo di compleanno più pazzesco della storia.
di Paul Cristea