Mentre noi siamo qui a disperarci per le simulazioni della prima prova di Maturità o a contare i giorni che ci separano dall’esame orale, a migliaia di chilometri da casa nostra si gioca una partita a scacchi che potrebbe cambiare il volto del nostro futuro. Parliamo della tensione infinita tra Stati Uniti e Iran, un conflitto che sembra uscito da un libro di storia contemporanea ma che invece riempie i nostri feed di TikTok e Instagram ogni mattina.
Per la nostra generazione, capire cosa stia succedendo nel Golfo Persico non è facile.
Da una parte abbiamo gli USA, che vedono nell’Iran la principale minaccia alla stabilità del Medio Oriente e un sostenitore di gruppi armati in tutta la regione. Dall’altra c’è la Repubblica Islamica, che rivendica la propria sovranità e vede la presenza americana ai suoi confini come un atto di prepotenza imperiale. In mezzo ci siamo noi, l’Europa e il resto del mondo, che guardiamo con il fiato sospeso ogni volta che un drone viene abbattuto o che una nave cisterna viene sequestrata nello Stretto di Hormuz.
Perché questa crisi ci riguarda così da vicino? Non è solo per il prezzo della benzina che sale, anche se per chi di noi ha appena preso la patente è un bel problema.
Quello che spaventa di più noi ragazzi è l’imprevedibilità. Non c’è una dichiarazione di guerra formale, ma il clima è di scontro perenne. Vedere i coetanei iraniani che protestano nelle piazze per i propri diritti ci fa riflettere su quanto siamo fortunati. La diplomazia sembra oggi un concetto astratto.
In attesa del prossimo aggiornamento sulle news, continuiamo a studiare il passato per non farci fregare dal presente. Perché, dopotutto, saremo noi i cittadini di domani che dovranno gestire le macerie o i ponti lasciati da chi governa oggi.
Andrea Paulucci